Con Janko Bosch sui sentieri dell’Iran

Progetto fotografico di Janko Bosch
Intervista di Maria Serena Bongiovanni

© Da ‘A lizard walked beside me in the desert’, Janko Bosch, 2019

Come ci immaginiamo l’aspetto della vita quotidiana in Iran?


L’Iran ha un paesaggio e una storia particolarmente interessanti. Con il suo ultimo progetto editoriale ‘A lizard walked beside me in the desert’, il fotografo olandese Janko Bosch ci offre l’opportunità di scoprire l’Iran attraverso meravigliose immagini piene di dettagli, oggetti, elementi che ci fanno riflettere sull’ambiente iriano e sulla presenza del regime all’interno. Quando Janko Bosch ha visitato l’Iran, il paese stava vivendo sotto severe sanzioni economiche ed era marchiato come parte dell’Asse del male dagli statunitensi. Questo progetto mostra scenari urbani quotidiani e angoli del diversi del paese, ma riguarda senza dubbio anche la presenza inevitabile del regime proprio sotto la superficie più visibile dell’Iran.



L’autore

© Janko Bosch, 2019

Janko bosch è un fotografo e designer olandese, fondatore di Zaptronic, una casa editrice di libri d’artista, libri fotografici, libri per bambini e fumetti con sede a Zaandam, nei Paesi Bassi. Janko ha iniziato a disegnare da bambino e a fotografare da adolescente e da allora non si è mai più fermato. Si è laureato all’Accademia di Belle Arti nel 2000 e ha già pubblicato libri fotografici: Janko Bosch (1976) is a photographer and designer from The Netherlands. He said he started drawing as a kid, photographing as a teenager and never stopped. Janko graduated from the Academy of arts in 2000. Other books and publications on his portfolio are: Today I found a dead bird, Daido’s backyard, Unobtrusive pictures, Kyzylkum – a desert through a window.

Il progetto editoriale

© Janko Bosch
Copertina di ‘A lizard walked beside me in the desert’, 2019

Di cosa parla il tuo nuovo libro?
Il mio ultimo progetto fotografico ‘A lizard walked beside me in the desert’ è un racconto che raccoglie gli scatti realizzati durante il mio viaggio in Iran nella primavera di quest’anno.

A chi si rivolge il tuo progetto?
Francamente, non ho in mente un particolare gruppo di persone a cui destinare il mio libro. Pubblico le mie zine in edizioni limitate, quindi non ho bisogno di pensare troppo a chi rivolgere i libri. Gli amanti della fotografia interessati al tipo di lavoro che produco conoscono e seguono il mio lavoro, di conseguenza acquistano le riviste e i libri.

A lizard walked beside me in the desert è la tua quinta pubblicazione. Che rapporto hai con i libri e con l’editoria in generale?
Pubblico riviste e libri da tutta la vita. Quando ero adolescente ho pubblicato fumetti, quando ho deciso di dedicarmi completamente alla fotografia, ho continuato a creare riviste e libri. Per me non c’è alcuna separazione tra fotografia ed editoria.

Puoi raccontarci di più sul titolo che hai scelto per questo libro?
Mi piace aggiungere delle componenti di testo ai miei progetti. Spesso si tratta di testi poetici perché credo siano i più adatti alle immagini che realizzo. Ho trovato questa poesia di Mohammad Bagher Kolahi Ahari online e ho percepito subito una corrispondenza molto particolare con i contenuti del mio libro, così ho deciso di aggiungere la poesia al libro e ho usato il titolo della poesia come titolo del mio libro.

Quali sono gli interrogativi alla base del tuo lavoro?
Fondamentalmente, quello che faccio è fotografia di strada ma piuttosto che fotografare le persone per strada mi concentro sulla strada stessa. Penso che in ogni mio scatto sia possibile avvertire tracce d’umanità. Sento che non puoi forzare le tue domande e i tuoi interrogativi nella fotografia di strada. Naturalmente sono io che decido su cosa puntare la fotocamera e quando scattare la foto, ma in realtà sono le strade a porre domande a me. Solo nel processo di post produzione sono io a scegliere quale immagine sia più interessante in base a tutto ciò che ho visto tra le strade. Le domande finiscono per essere tante e diverse come quelle poste ogni giorno dalla vita stessa. A proposito, tutte le immagini che faccio sono un inno alla vita.

Che rapporto c’è tra cultura e paesaggio?
Questa è una domanda difficile. È un argomento piuttosto ampio. Quando si parla di fotografia, vedo un grande divario tra la fotografia di paesaggio e la fotografia di strada e il reportage. Poiché le persone hanno un impatto enorme sul nostro pianeta, non puoi ignorare la loro presenza all’interno del paesaggio. Scattare fotografie agli spazi come questi fossero incontaminati dall’uomo non è di alcun interesse per me, l’unica opzione è lasciare le tracce delle persone all’interno dei miei scatti alle architetture e agli spazi urbani.
Sono molto più attratto dall’architettura che dalla natura, per me fotografare le città equivale a fotografare paesaggi.

Perché hai deciso di visitare l’Iran?
Prima di tutto, sono molto affascinato dall’Asia centrale. L’Impero persiano è molto legato alla storia di questi luoghi, quindi aveva senso visitare anche l’Iran. Oltre alla sua ricca storia ha anche una storia moderna davvero interessante. Invece di essere spaventato dal regime dalla visione diffusa dai media e dai nostri governi, mi è venuta voglia di andare a vedere e capire com’era di persona. Per quanto possibile, da un punto di vista esterno, naturalmente.

Come ti sei sentito durante il tuo viaggio?
Non credo si provi un’unica sensazione durante un viaggio. I sentimenti e le emozioni cambiano durante i giorni e le settimane. Ciò che ho trovato più affascinante è stata la dualità che caratterizza l’Iran. Penso che sia anche questo aspetto che è finito nelle foto che ho scelto per il libro.

Il tuo lavoro riguarda contemporaneamente il viaggio, la narrazione e il reportage. Hai uno scopo finale? C’è un approccio che preferisci?
Non sono un fotografo documentario o reportage. Piuttosto mi definirei un fotografo d’arte. Quindi rivolgo il mio sguardo a scene e oggetti banali in modo discreto. Penso che tutto questo parli molto della nostra vita, di dove e come viviamo e della vita in generale. Naturalmente, scegliendo di fotografare una parte precisa, ottieni fotografie che riflettono da qualche parte si finisce con immagini che riflettono l’esistenza di quella regione sulla terra. Il processo di post produzione viene poi utilizzato per migliorarne ulteriormente il significato o la sensazione complessiva di tutto il progetto.

Non significa che il mio lavoro è semplicemente decorativo o estetico. Ma non sono semplicemente un fotografo in missione in un particolare territorio. Molta fotografia documentaristica e di reportage è ora esposta come fotografia d’arte ma non lo è. La fotografia artistica ha scopi e regole diverse, mi piace che il mio lavoro sia più poetico e che possa fare riflettere sulla complessità della vita.


A quali fotografi contemporanei ti ispiri? A quali fotografi del passato?
Non faccio riferimento ai fotografi nel tentativo di copiarli. Trovo molte fotografie interessanti in circolazione, non solo i fotografi che lavorano in un modo o in un settore specifico. Trovo molto stimolante vedere i fotografi fare qualcosa di completamente diverso da quello che faccio io. Anche i miei interessi cambiano nel corso degli anni. Tra i fotografi a cui rivolgo continuamente il mio sguardo ci sono:

  • Gus Powell
  • Anton Corbijn
  • Mitch Epstein
  • Federico Clavarino
  • William Eggleston

Il processo creativo

Qual è il meccanismo principale che caratterizza il tuo processo creativo?
Inizio i miei progetti definendo cosa (e soprattutto dove) mi piace scattare le foto. Non vado nei posti con una idea specifica in mente. A volte un unico grande viaggio è sufficiente per un progetto editoriale, a volte fotografo più volte nello stesso posto per un arco temporale più lungo.
Di solito il processo di realizzazione delle zine inizia dopo un lavoro su uno specifico luogo o argomento.

Per ottenere una zine, credo che questa debba contenere circa trenta immagini davvero potenti. Quindi conservo molte raccolte di immagini che possono cambiare nel tempo un giorno poterebbero anche finire in un foto libro o in una zine.
Mi piacciono allo stesso modo sia la parte di realizzazione degli scatti sia la realizzazione dei progetti editoriali.
Il mio processo creativo è molto lento. Ciò è dovuto al processo di selezione degli scatti. Impiego molto tempo per capire quali siano le immagini migliori e quali possano appartenere o meno a una raccolta.

Questo non è un semplice procedimento di controllo. Anche il mio rapporto nei confronti di una certa immagine cambia nel tempo e cambia anche il significato della collezione a cui appartiene.
In generale, posso dire che non pianifico con grande anticipo. Cerco di assorbire il più possibile durante gli scatti e poi modifico l’intero lavoro in studio.

Tu sei anche designer e direttore creativo, quanto influenza ha il design sul tuo lavoro?
A livello razionale non tanto ma a livello subconscio penso di sì.
Il design è molto diverso dalla fotografia. Nel design vuoi che le cose siano molto chiare, altrimenti fallisci il tuo obiettivo. In fotografia puoi lasciare alcuni aspetti incompiuti o aperti. Una fotografia che fornisce tutte le risposte al primo sguardo spesso non è molto interessante. Spesso l’immagine migliora quando rimane aperta ma so che la composizione è molto importante nel mio lavoro fotografico. Sono sicuro che questo dipenda dal designer che c’e in me.

Certamente anche per me la fotografia è un antidoto al design. Nel mio lavoro da fotografo posso agire di più come artista, come designer sono un creativo più professionale. Entrambi mi permettono di fare certe cose di cui faccio tesoro e di respingere altri aspetti che appartengono di più all’altra disciplina. Ad esempio, mi piace la libertà che mi offre la fotografia mi offre, ma mi piace anche progettare in team oggetti utilizzabili da molte persone.

Puoi raccontarci di più sulla presenza del regime in Iran?
Pensandoci adesso avrei potuto dirlo più chiaramente. Non volevo fare un progetto editoriale sul regime ma piuttosto sul paese in generale. Il regime non è l’unica realtà dell’intero paese ma non è possibile fotografare il paese ignorando questo aspetto.
Quindi puoi dare un’occhiata al libro e vedere immagini di tutti i gironi. Mi riferisco alla superficie della quotidianità del paese. Se lo osservi più da vicino, non puoi perderti i riferimenti al regime e alle condizioni attuali del Paese. La presenza del regime è uno strato secondario visibile nel libro.

© Da 'A lizard walked beside me in the desert', Janko Bosch, 2019

© Da 'A lizard walked beside me in the desert', Janko Bosch, 2019


Janko Bosch 'A lizard walked beside me in the desert', 2019

Janko Bosch 'A lizard walked beside me in the desert', 2019

Janko Bosch 'A lizard walked beside me in the desert', 2019

Janko Bosch 'A lizard walked beside me in the desert', 2019

Janko Bosch 'A lizard walked beside me in the desert', 2019


Janko Bosch 'A lizard walked beside me in the desert', 2019

Edizione limitata di 50 copie

Formato: 148mm x 210mm
Pagine: 56
Immagini: 36
Prezzo: €15.00 EUR

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Photo credits:
© Janko Bosch ‘A lizard walked beside me in the desert’, 2019

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