Conversazione con Piero Gemelli: tra fotografia e scultura

Il racconto dell’incontro con il fotografo:
ripercorrendo i “20 anni di Vogue, la fotografia, la scultura e le parole”.

Piero Gemelli


Il secondo appuntamento della rassegna “Lo sguardo e l’ombelico” è stato dedicato a una panoramica di scatti diventati icone di Vogue.

L’ospite dell’incontro e autore degli scatti è Piero Gemelli: architetto, fotografo di moda e still life, direttore artistico, collezionista di oggetti, cultore della bellezza e amante delle donne.

Romano, classe 1952, laureato in architettura. Ha avviato una prolifica carriera come fotografo dopo il trasferimento a Milano nel 1983, continuata in moltissimi aerei diretti in ogni parte del mondo.
Il suo nome è collegato ad alcune tra le più famose campagne pubblicitarie di marchi come Tiffany, Gucci, Lancome, Shiseido e a moltissime copertine di Vogue, anche se ha detto di esserci solo “capitato” dentro.

Nella chiacchierata informale con Giovanni Cecchinato, curatore e organizzatore della rassegna, e Maria Vittoria Bavarelli, giovanissima divulgatrice di contenuti artistici sui social ormai cari a tutti, il fotografo racconta alcuni dei suoi scatti più famosi, dell’influenza dell’architettura e dell’importanza della dualità in tutta la sua produzione.

“Tutto si basa sullo scontro tra opposti”

Gemelli racconta che il suo lavoro è iniziato con gli strumenti analogici ma è stato costretto a passare al digitale, ciò che è rimasto costante è il formato perché ha sempre fotografato in 6×6. Nel lavoro, il suo punto di vista sulla strumento usato è estremamente funzionale. Per lui la macchina fotografica aiuta a guardare fuori e il fuori a guardare dentro.

Scorrendo tra i famosi ritratti, affronta il tema del doppio e ci spiega che “tutto si basa sullo scontro tra opposti, il doppio mette in evidenza la necessità di scegliere quando l’immagine c’è”. Dunque, il dualismo è una delle chiavi stilistiche del suo lavoro. Questo si manifesta in vario modo: nell’estetica che da una parte esalta il classicismo e dall’altra è la pura negazione del classico, nella ricerca continua del giusto equilibrio. E una prove potrebbe essere nell’esecuzione di commissioni per grandi marchi eseguite slegandosi da vincoli tecnici e da un approccio canonico alla fotografia.

Piero Gemelli
Rosie de la Cruz, 1991
© Piero Gemelli


Gemelli più fotografo o più architetto?

Se glielo chiediamo – e qualcuno in sala giustamente lo ha fatto – la risposta è architetto senza troppe esitazioni.

Quello che conserva dell’architettura sono la progettualità e la passione per il disegno, anzi con gli scarabocchi, per essere più precisi!
Gemelli dice di essere nato con la matita in mano e di non potersene più separare. Questo legame in fotografia è simboleggiato dall’uso del fil di ferro presente nelle sue fotografie come elemento espressivo, simbolico, decorativo, senza dubbio accattivante.

Sono questi gli scatti che ci convincono di più. Dei binari paralleli di cui si compone la sua produzione, è nello still life che il dualismo di cui ha parlato per tutto l’incontro risulta più potente. Non nel modo in cui ha ritratto famosissime attrici e modelle ma lì dove la bidimensionalità abbraccia la tridimensionalità dell’oggetto da lui scelto.


Credit Piero Gemelli
http://www.pierogemelli.com

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